Portale Ostiense,
un nuovo spazio polifunzionale, Roma
Nel contesto degli insediamenti industriali che tra il 1909 e il 1920 furono costruiti nel quartiere Ostiense, a pochi passi dal Ponte dell’Industria a Roma, un fabbricato di mattoni è sopravvissuto alla
demolizione del complesso dei Magazzini del Consorzio Agrario (1919-1920) progettato dall’architetto Passarelli. L’edificio ne rappresentava il Portale di ingresso e resta come unica testimonianza di tutta la preesistenza, che subì notevoli trasformazioni nel corso degli eventi bellici.
“Il Portale Ostiense” è la storia di un edificio chiuso per molto tempo, su cui nel corso del tempo sono stati eseguiti interventi di consolidamento e trasformazione inappropriati, che è stato aperto e restituito alla città per divenire un luogo di opportunità d’espressione. Questo grazie all’impegno di Chiara e Federico che, con il loro team di collaboratori, tra cui il nostro studio, nonostante le difficoltà burocratiche, hanno creduto in questa visione.
Delle due ali della porta di ingresso all’area dove oggi sorge un nuovo complesso residenziale, quella sinistra resta solo come quinta, mentre quella destra è costituita da un manufatto il cui interno è stato trasformato per essere uno spazio polivalente con l’inclinazione a studio fotografico.
I due livelli sono connessi da un nuovo sistema di collegamento verticale, composto da rampe e da un ballatoio che offre una nuova prospettiva sulla sala principale, sia tecnica, come ulteriore punto di vista per le riprese, sia esperienziale durante gli eventi.
Il grande spazio al piano terra definito da un pavimento-parete unitario realizzato come un “limbo” la sua superficie astratta si contrappone alla grezza materialità del cemento, eredità del precedente intervento di consolidamento, la parete è il fondale per gli shot fotografici e schermo per grandi proiezioni.
La modulazione della luce, è stato uno dei temi del progetto: la luce naturale entra dalle finestre in facciata, nei cui imbotti in acciaio è realizzato un doppio sistema di filtraggio, per oscuramento totale e parziale e da un lucernario al di sopra delle scale, La scala è stata progettata per fare arrivare la luce fino all’interrato senza avere ombre portate sulla parete di fondo, infatti la scala si avvicina alla parete ma non la tocca, le pedate in parte in vetro accentuano l’effetto.
Al piano interrato, questa ruvidità fredda si oppone il calore delle superfici lignee del rivestimento sfaccettato del volume centrale che contiene degli spazi di servizio, volume che dialoga in maniera dissonante con la rigidità della partitura strutturale; le ante sono tutte apribili e celano gli spazi di servizio, le aree tecniche, i camerini e i cavedi; hanno un sistema automatico di chiusura con contrappesi.
i bagni serviti da un vestibolo in cui si comprendere il funzionamento del rivestimento ligneo accentuato da un gioco di specchi contrapposto, da qui si accede ai bagni che per contrasto con i toni dei grigi del progetto, un po per gioco, sono monocromi, solo la carta igienica e gli utilizzatori non rispettano questa regola, ottenuto attraverso una accurata ricerca sui sistemi di verniciatura che interessano tutti gli elementi del bagno, incluse rubinetterie e accessori.
Lo spazio attorno è dedicato all’esposizione e un’area per presentazioni e piccole conferenze.
Ci siamo occupati anche del lighting design e dell’impostazione del progetto di climatizzazione, un set impiantistico particolarmente evoluto: gli scenari luminosi, concepiti per garantire l‘uso flessibile degli ambienti, sono realizzati al piano interrato con una maglia di binari elettrificati e al piano superiore da una serie di telai portanti che garantiscono libertà nel posizionamento delle attrezzature mentre l’impianto di climatizzazione prevede un doppio sistema, a pavimento e ad aria, adeguato ai volumi degli ambienti e ad un utilizzo intermittente.


















